La mia avventura in Canada

27 Nov

Toronto,”un forno d’estate ed un freezer d’inverno!”
Ogni giorno non sai che tempo ti aspetta….

Toronto

Gianluca, piacere.  Sono un chimico, disoccupato, partito da Moncalvo per il Canada con la speranza di trovare un occupazione nel mio settore.
Son partito perché le opportunità di lavoro in Italia scarseggiavano e quelle poche rimaste a disposizione erano già state assegnate…  Per cui dopo varie valutazioni ho scelto di tentare con il Canada: un’enorme nazione con tante possibilità di lavoro.

La realtà che hai trovato è diversa da come te l’aspettavi?
Beh… Quando sono arrivato qui a Toronto sono rimasto molto sorpreso, perché questa città è gigantesca e poi si capisce immediatamente di non essere più in Europa per via della mancanza di edifici storici. Inoltre qui c’è una grandissima differenza etnica che ti permette di relazionarti con culture, costumi e religioni differenti. 

Clima

La comunità italiana qui è molto grande (tantissimi calabresi sono immigrati qui negli anni 50″) e soltanto negli ultimi anni è stata sorpassata da quella cinese, che è in continua crescita!
Il primo mese qui è stato “particolare”: non capivo se ero in Canada o in Calabria…
🙂
Toronto, rispetto alle altre grandi metropoli canadesi, rimane quella più americana

 Cose che hai trovato e che non ci sono a Casale!
Innanzitutto bisogna parlare del maple leaf quindi dell’acero, le sue foglie e lo sciroppo d’acero. (Lo sciroppo d’acero è probabilmente il prodotto più famoso del Canada, ma questo sicuramente lo sapevate già..).

Poi c’è l’NBA con i Toronto raptors, il baseball e l’hockey su ghiaccio (molto violento, tutte le partite finiscono in rissa!)
Non bisogna tralasciare il grande freddo che è una delle costanti da prendere in considerazione se si vuole vivere qui, e poi la mentalità canadese, cioè “tutto ciò che è raggiungibile con i mezzi di trasporto nell’arco di un’ora è VICINO”! 🙂 All’inizio tutto sembra lontanissimo, ma poi ci si abitua!

Ed infine la cosa più importante: “le opportunità di lavoro sono tantissime”. Toronto ed il Canada hanno un economia crescente che si traduce in creazione di nuovi posti di lavoro… Ma i visti lavorativi non sono facili da ottenere

Cosa c’è invece a Casale che non trovi lì?
I Krumiri Rossi, la pizza comprata in panetteria, la Festa dell’Uva , ecc… Hmm… che bei ricordi!!!! 😉 Il buon cibo, la cultura italiana (europea) e la storia mancano qui a Toronto e quindi quando si lascia la propria terra bisogna mettere in conto che prima o poi si sentirà la mancanza di queste cose.

Un tuo messaggio per chi intende partire
Valutando la situazione critica che c’è adesso in Italia, consiglierei a molti di partire, in modo tale da trovarsi una buona occupazione e crearsi una vita migliore. Inoltre un’avventura all’estero permette di migliorarsi e vedere le cose da un punto di vista differente!!! Quindi se volete partire, partite… non abbiate paura!!!

L’ostacolo della lingua non deve essere un problema… Quindi come dico sempre: siate umili, accettate lavori diversi dal vostro settore e continuate a cercare!

Flag

NEVER GIVE UP! NEVER.

 PS: se intendete venire in CANADA, dovete tener conto che non è facile ottenere le sponsorships, quindi i visti lavorativi sono molto difficili da ottenere. Comunque per iniziare potete sempre fare domanda per ottenere il “Working Holiday” sul sito dell’ambasciata canadese in Italia… (Per altre informazioni potete contattarmi: gianlucagreco@msn.com)
Good Luck!!!

Un messaggio per chi NON intende partire:
Purtroppo alcune persone non hanno la possibilità di partire per differenti motivi, però chi può permetterselo dovrebbe prendere in considerazione questa possibilità. Oramai il lavoro in Italia è in continuo calo e aspettare serve a poco. So che lasciare il posto dove si è cresciuti è difficile, però alle volte bisogna avere il coraggio di farlo. Bisogna tentare!

 

 

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Il mio lavoro: in Cina

22 Ago

Cina Alex-4Mi chiamo Alexander Brandolini, monferrino di Treville, classe 1978.
Lavoro presso uno stabilimento della mia azienda a Nihgbo, provincia dello Zhejiang: Cina
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Perché sei partito?
Dopo più di dieci anni di esperienza nella mia azienda ho iniziato (due anni fa) ad essere mandato di frequente in trasferta all’estero.
Un anno fa mi si propose di venire quaggiù, nella Terra di Mezzo, per seguire un grande progetto della durata di 8 mesi come Project Manager: non ero mai stato così lontano da casa e così a lungo, ma la curiosità e la grande opportunità lavorativa mi spinsero ad accettare.
E quando, 6 mesi fa, il mio attuale capo mi propose di rimanere in Cina e prendere la responsabilità dell’intera produzione pensai che rappresentasse un’ulteriore crescita professionale; inoltre il mio interesse a confrontarmi con una cultura così diversa non si era ancora esaurito e quindi accettai, firmando un contratto che mi lega a questa sede per i tre anni a venire.

La realtà che hai trovato è stata diversa da come te l’aspettavi?
Non avevo in realtà molte aspettative su questo paese, perché non me ne ero mai interessato più di tanto.
Ma di sicuro alcuni luoghi comuni sono da sfatare:
in primo luogo i cinesi non sono per nulla grandi lavoratori….siamo noi i veri cinesi sul lavoro!!
L’armonia e la pace poi che si associano, nella nostra idea, alla cultura cinese sono, ormai, un pallido ricordo di una civiltà oggi frenetica e pasticciona. La cucina invece è stata una bella sorpresa; davvero ottima.

Cose che hai trovato e che non ci sono in Italia!Cina Alex-1
La cosa che oggi più di tutto colpisce nella Cina contemporanea per chi arriva dall’Italia è il dinamismo di questa società in costante – anche se caotica – crescita. C’è fiducia ed ottimismo nel futuro.
Qui poi (ed io non vivo in una megalopoli) è tutto aperto 24h. Puoi magiare una zuppa alle 5 del mattino e fare la spesa anche nel cuore della notte.
Altra cosa impensabile da noi è la presenza massiccia di taxi a prezzi bassissimi ovunque, che li rendono davvero un mezzo di trasporto pubblico di massa. A Casale ce ne sono 2 e per fare dalla stazione ferroviaria all’ospedale ti prendono 20 euro….

Cosa c’è a Casale che non trovi lì?
Qui l’elenco sarebbe lunghissimo…provo a limitarmi un po’.
Le colline, il barbera, gli amici, il bar, le corse sul Lungo Po, tutto il cibo in generale, i tramonti infuocati, l’aria fresca e secca delle giornate fredde d’inverno, l’arte e la bellezza che sono ovunque uno posi lo sguardo (di questo ti rendi conto quando te ne vai…), lo skyline delle Alpi e molto, molto altro.

Un tuo messaggio per chi è affascinato dalla Cina.
Ricordati che la Cina è più grande dell’Europa e che qui vai dalle megalopoli di 30 milioni di abitanti al Tibet. Per cui, a te che sei affascinato dalla Cina, chiederei: da quale Cina sei affascinato? Ed ancora: sei sicuro che la Cina che ti affascina esista ancora o sia esistita davvero?
Cina Alex-2

Un messaggio per chi è timoroso della Cina.
Questo credo sia uno dei paesi più sicuri al mondo. Quando vivi qui, in qualunque luogo ti trovi, non senti mai la tua incolumità messa a repentaglio. Se poi ti spaventa la lingua incomprensibile…beh, una soluzione la si trova sempre…ma se porti con te un dizionarietto ed un pezzo di carta con una matita per disegnare è meglio.

Qui si fa così/ CINEMA SELF

10 Mar

Belfast, Irlanda del Nord: da  Andrea

BelfastCinemaTrasferito per lavoro in quel di Belfast, scopro che qui al cinema non si fa la coda.
Una mia idea da sempre: si prenota su internet e si paga in anticipo; alla macchinetta si digita il codice di prenotazione o quello della carta di credito e si ritira il biglietto: “entra, prego”.
Semplice, veloce e utile!

Viaggiare Errante, in Romania

14 Feb

Sono Cristhian, da due mesi e mezzo a Cluj Napoca, in Romania:

Crist1

antico insediamento celtico, poi colonia romana dei Daci, popolo Trace, da sempre luogo di incontro di varie culture, lingue e religioni: ungheresi, sassoni, ebrei, rumeni, armeni, slavi, zingari sono passati di qui.

Sono qui per trascorrere l’inverno,
come faccio da qualche anno in un posto diverso del mondo. Alle persone che incontro, quando mi chiedono cosa faccio, rispondo che sono qua per svernare, sono qua per “vivere”! E tutti mi chiedono perché in Romania, perché a Cluj, e ormai come un nastro registrato cerco di rispondere che prima di partire sentivo la necessità di vivere in un luogo in cui potessi comprendere ed imparare una nuova lingua facilmente; in una città grande, dove poter essere abbastanza invisibile agli occhi della comunità locale, ma ricca di eventi culturali, e in un clima freddo.

E allora … nuovi perché:
perché per esempio ami il freddo? – mentre io vivrei tutto l’anno in un luogo dove poter calzare solo infradito o andare scalzo; Cosa fai nella vita? – e non so rispondere, e allora a secondo della situazione e delle persone cerco di estrapolare dalla mia mente qualcosa di me che mi caratterizzi, o addirittura che mi convenga. Così sono ricercatore, studente, pensionato, viaggiatore, nullafacente, psicologo, sociologo, promotore culturale, zingaro, informatico… Dopodiché mi domandano cosa faccio a Cluj, e allora vorrei rispondere semplicemente “vivo”, ma non basta, e così cerco di dare una struttura alla mia giornata che strutture non ne ha: dico che seguo la maggior parte degli eventi della città, che sono qua per diventare parte della cultura rumena, per apprendere e condividere, che sto facendo delle ricerche, che sono un giornalista freelance che scrive ogni tanto (www.nomadtaste.blogspot.com), oppure se non ho voglia di rispondere, dico che sono in vacanza punto e basta. E infine, i sospettosi tentano di andare più a fondo, domandandomi da dove prendo i soldi per vivere e viaggiare. Rispondo che faccio qualche lavoretto quando capita, che mi basta poco per vivere, che è proprio difficile morire di fame, e che ogni giornata è ricca di opportunità.

Crist2Per questo io ogni anno vado via un po’ di tempo:
per sfuggire agli incasellamenti, alle etichettature. Se qua sono per me effimeri, nella città in cui sono nato e cresciuto hanno invece sempre un proprio passato e una visione comune; come solidi raggruppamenti di rocce che non possono essere scalfite, hanno una propria cultura e identità collegata, spesso inconsciamente, a quella locale, regionale e nazionale.
“Chi sei? Chi sarai? Cosa vuoi fare da grande? Che scuola farai? Che farai?” Prima sono domande, poi, dopo la maturità, sono solo risposte: “Sono”, e se non “Sei”, allora rischi di essere fregato per il resto della vita.

Qua in Transilvania, conosco poche persone in maniera intima,
incontrate per puro caso, una, due, tre volte in città; mai cercate, telefonate o messaggiate, con le quali posso comunicare in maniera silenziosa, ed esprimere la mia peccatrice verità: “Non so chi sono, non so che faccio nella vita, non so che faccio qua. Quando mi sveglio al mattino non so cosa succederà durante la giornata”. In una città grande come Cluj, standoci per poco tempo, non mi interessa dimostrare una mia  posizione sociale: molte delle persone che incontro, sono già scomparse prima di apparire, osservate come dal finestrino di un treno, elementi di un paesaggio in movimento.

La Romania,
per italiani ed europei occidentali è terra di delinquenti e ignoranti pericolosi, di poveracci, forse anche un posto rumoroso e caotico, puzzolente e sporco. La Romania (immagine mia) è l’Italia e l’Italia è copia dell’immagine che gli italiani hanno della Romania. L’immaginario collettivo ha molta fantasia, e riesce a rattristare i Romeni, consapevoli di essere ritratti dagli Europei in un modo non corrispondente alla realtà. E forse c’hanno ragione.
Ma con sorpresa, l’immagine degli Zingari agli occhi dei Romeni è la stessa immagine che l’Italia ha della Romania.

Immagini… come tutto. Immagini che creano le realtà, fotografie di un’immensa ma finita illusione.

Il vuoto… viaggiare per smarrire se stessi e dormire, come la natura, durante il letargo invernale e osservare, in compagnia dei sogni che svaniscono al risveglio.

Partire, andare, tornare,
ma anche stare fermi, in piedi o coricati, hanno mille sfaccettature. Ognuno lo può fare nella sua maniera e recepire cose diverse. Non importa la direzione o se c’è movimento, se si va in capo al mondo o se non si varca mai la porta di casa propria.

Latcho Drom (buon viaggio, in lingua Rom).

Qui si fa così / MUSEI

2 Feb

La cultura non chiude mai la porta

Londra, Inghilterra: da Silvia

Londra museiLondra. Piove, sai che novità. Esco dalla stazione di Victoria e l’ombrello, appena aperto, mi si rovescia per il vento. Pazienza, la mia destinazione non solo e’ riparata, ma si tratta di un magnifico palazzo Ottocentesco da cui, se voglio, posso contemplare Trafalgar square sotto le nuvole e la strada che corre giu’ fino al Tamigi ed alla Houses of Parliament. Mi incammino dunque verso la National Gallery.
A Londra (come nel resto del Paese) i musei, che contengono alcune delle opere d’arte piu’ note al mondo, sono compleamente gratis. Le strutture, lussuose come il British Museum o ultramoderne come la Tate Modern, sono accoglienti e perfette per passare giornate intere gironzolando, andando a fare visita a Miro’ alla Tate, o restando in ammirazione di Leonardo alla National Gallery. La frequentazione e’ eclettica, famiglie, studenti, ragazzi curiosi e naturalmente anche turisti.
Come stridente contrasto, un gruppo cosi’ variegato di persone, altrove, lo si potrebbe trovare, in un sabato pomeriggio come questo, in un centro commerciale. Ma quiLondra musei 2, potendo accedere liberamente all’arte e alla storia, la cultura è qualcosa che si respira, si usa, con cui si vive, si scherza e si passa il tempo senza doverci pensare su troppo. Così diventa familiare, per chiunque abbia voglia di venire a vedere cosa c’è in questi musei: per tutti, e così dovrebbe essere, ove possibile, ovunque.

Erasmus: un bagaglio di fiducia

27 Gen

erasmo Se avete letto “Elogio della follia” dell’omonimo da Rotterdam, ebbene il moderno programma “Erasmus” è fedele al suo padrino! E se vi passa in testa di farne parte, vi dico: l’Erasmus non è un dovere.

Non partite per imparare una lingua, né per arricchire il curriculum, perché trovereste senza volerlo altre ragioni diverse da quelle. Ma se la vita italiana vi ha un po’ annoiato o la febbre di partire vi contagia, siamo sulla strada giusta. O forse, tra le diverse motivazioni di partenza, nessuna è migliore: le altre le troverete sulla strada! All’inizio il sottoscritto aveva paura perché non sapevo chi avrei trovato né cosa mi sarebbe successo… Una volta apposta la vostra firma sul Sì, dunque, conviene strizzare gli occhi ai vostri amici e dire: “non pensiamoci, vedremo”.

Coraggio. All’inizio i moduli da compilare sono tanti, ma altri come voi ce l’hanno fatta.
Allegria. Amici e conoscenze lasciate a casa danno nostalgia, allora salutateli con una festa prima di partire, che è sempre una buona scusa!
Ci siamo: fate benzina, passate il check-in, salite sull’Eurostar; insomma… partite senza neanche accorgervene.

L’elenco delle “criticità” dei primi giorni è lungo, lo sanno tutti. Così come tutti sanno che poi si superano. Situazioni inevitabili:
– trovare l’alloggio (in Germania e Inghilterra un grande aiuto viene fornito dalle camere nei colleges e negli studentati, una delle quali toccherà a voi di diritto. Se tardano a darvela, fate come me: telefonate, rompete le scatole!);
– gli incontri con l’ufficio internazionale;
– i moduli da compilare, che nella prima settimana formeranno pile sempre più pericolanti sulla vostra scrivania;
– i test per i corsi di lingua;
– l’iscrizione alle mailing list erasmus, per le prime conoscenze.Campi2

Difficoltà, qualche solitudine e qualche incertezza non sono insormontabili. I primi giorni, al mattino, io mi ripetevo che ero arrivato per restarci, che siamo giovani e che possiamo farcela: ho scoperto – davvero – che pensare positivo appiana gli ostacoli!
Dopo pochi giorni si incontrano i primi amici ed è come un giro di ruota. Una stretta di mano, una risata: puoi smettere di stringere i denti. Fidati, che da allora ti diverti.

Quanto vale il voto Erasmus?

22 Gen

ImmagineNell’ultima settimana di campagna elettorale è emerso il problema di come garantire il voto degli studenti Erasmus: secondo la stampa italiana, 25 mila voti sarebbero a rischio, dal momento che tali studenti non sono inseriti nelle liste di coloro che possono votare dall’estero. Nel Consiglio dei Ministri di oggi, si discuterà di un possibile intervento del governo per tutelare il diritto di voto.

Il tema mi ha particolarmente interessato in quanto ex-studente Erasmus e tuttora “oltreconfine” per un master, a contatto con altri ragazzi che stanno vivendo qui a Maastricht la stessa esperienza. Non è, per me, una questione personale, dal momento che ho la possibilità di tornare a votare a febbraio con un biglietto aereo low-cost. Credo inoltre che la posizione degli studenti Erasmus si differenzi da quella di altri studenti italiani all’estero, come me, per un master o un tradizionale corso di laurea: mentre i secondi hanno consapevolmente deciso di lasciare il proprio paese per un periodo più o meno lungo di tempo, i primi sono a tutti gli effetti studenti di università italiane, pagano le tasse universitarie nel nostro paese e ritorneranno in Italia al termine del periodo di scambio; la loro impossibilità di esercitare il diritto di voto suscita uno scalpore ancora maggiore.

Cosa dimostra questa situazione? Non tanto, o non solo, un generale disinteresse della politica verso il mondo dei giovani e degli studenti, tema ampiamente trattato da giornali e televisioni. Nello specifico, credo denoti una mancata comprensione della rilevanza del fenomeno della mobilità studentesca in Europa, che si estende ben oltre la questione del voto alle elezioni politiche: come sono valorizzate dalle università e dalla società le conoscenze acquisite durante l’Erasmus? Quali meccanismi sono stati immaginati per mettere in relazione e far dialogare gli studenti dentro e fuori l’Italia?  Come la mobilità studentesca arricchisce il nostro paese? Questi temi sono completamente assenti dal dibattito pubblico: sembrano lontani i tempi in cui si pensava di rendere un periodo di scambio all’estero obbligatorio per tutti gli studenti universitari.

L’iniziativa degli studenti Erasmus sul diritto di voto può essere un passo importante per portare all’attenzione la questione della mobilità studentesca in Europa, così come era avvenuto nello scorso ottobre con le iniziative per evitare i tagli al progetto. La speranza è che il prossimo governo non scopra gli studenti “oltreconfine” solo un mese prima delle elezioni.

Matteo